L’apprendimento comincia dalla percezione.
Ci si accosta alle cose attraverso il canale sensoriale e questo si traduce poi, nel nostro cervello, in immagini.

Le immagini non sono solo visive, come spesso si tende a pensare.
Esistono anche immagini uditive, olfattive, ecc….
La nostra mente è dunque un archivio immenso di immagini, che inizialmente sono solo “bozze”, poco rifinite, poco ricche di particolari, e completamente slegate fra loro e poi via via si arricchiscono ad opera dell’esperienza e della fantasia.
E’ quindi molto importante, citando anche i più importanti pedagogisti, far fare esperienza diretta al bambino ,per formare corrette ed elaborate immagini mentali del mondo che lo circonda.

L’immagine, infatti è un passaggio obbligato per la costruzione del CONCETTO.
Il concetto non è altro che una META immagine : ad un certo punto della nostra vita, guidati dall’insegnante, accade un miracolo: passiamo dall’immagine di UN albero al concetto di albero, che pur mantenendo le sembianze dell’albero reale, arriva a rappresentare immagini lontane dall’albero di partenza (l’albero genealogico ad esempio).

L’educatore ha il compito importante e delicato di accompagnare il bambino alla costruzione dei concetti, attraverso la generalizzazione e l’astrazione.
La generalizzazione è il processo attraverso il quale viene associato ad una varietà di elementi/esperienze il medesimo significato.
Si inizia quindi con l’osservazione, l’ordinamento e la classificazione di oggetti concreti, i quali vengono poi raggruppati in una classe (concetto) più ampia e il più delle volte, astratta.

Se a scuola questo processo avvenisse in modo corretto ci troveremmo di fronte a classi molto omogenee nell’apprendimento, in quanto le esperienze di ciascuno potrebbero trovare posto in una META esperienza di classe, elaborata, particolareggiata e rappresentata da ogni studente in modo personale ma allo stesso livello di approfondimento.

Purtroppo è proprio nei primi anni della scuola dell’obbligo, invece, che il lavoro sull’immagine, il concetto e la generalizzazione viene interrotto per dedicarsi allo studio mnemonico della “regola” (di grammatica, di matematica ecc).

La regola si afferma sull’immagine, come se fossero due nemiche e a questo punto c’è chi continua insistentemente a voler “immaginare” (i cosiddetti creativi) e chi si uniforma ( i cosiddetti “logici”).
Questo malinteso didattico genera disastri nella vita scolastica di moltissimi ragazzi, che non sanno automatizzare la regola o che, fondamentalmente, non hanno appreso la capacità di tradurre in immagine e poi in concetto l’oggetto stesso della regola.

L’immagine, intesa come disegno, ma anche come racconto , come capacità di imitare e mimare le situazioni, è quindi base fondante di un buon apprendimento, per tutti i ragazzi, indipendentemente dal loro stile cognitivo.
Spesso, i ragazzi che non riescono a “immaginare” (= attribuire un’immagine alle parole) ciò di cui si sta parlando perdono velocemente l’attenzione, hanno molta difficoltà a ricordare anche solo il nocciolo del discorso o della lettura che stanno sostenendo, non sanno collegare concetti anche molto vicini tra loro.

E questo non solo per i DSA, la cui caratteristica è riconosciuta e classificata, ma anche per un’altra folta schiera di studenti insoddisfatti e volte incapaci di capire il perché della loro difficoltà a raggiungere buoni risultati scolastici.

Ma non perdiamoci d’animo perché si può recuperare questo lavoro a qualsiasi età.
In età adolescenziale o adulta è necessario riprendere confidenza con i propri sensi e anche con la rappresentazione grafica delle cose che ci circondano, prima in maniera concreta (disegno degli oggetti) , imparando poi a classificarli e ad astrarli.
Si può quindi passare alla rappresentazione di situazioni astratte, di sentimenti, di sensazioni e infine alla metafora e al clichè (immagini che richiamano alla mente altri concetti più complessi, validi a livello oggettivo).

Le mappe mentali sono uno strumento principe in questo lavoro poiché permettono di lavorare con immagini e classi di immagine che esprimono, in combinazione con parole chiave, concetti e relazioni fra concetti.
In questo modo la “regola”, prima ancora di essere memorizzata o automatizzata, viene tradotta in una procedura e quindi interiorizzata, fatta propria, permettendone non solo la comprensione nel contesto in cui è stata spiegata, ma la sua generalizzazione.

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